Il Manifesto "La Buona Politica per tornare a crescere" intende costruire un punto di riferimento per tutti coloro che, preoccupati della spirali in cui l’Italia e l’Europa sembrano destinate ad avvitarsi, intendono responsabilmente contribuire a delineare una nuova visione e una nuova pratica politica.

Chiediamo a tutte le persone di buona volontà di aderire attraverso la firma, per aiutarci a scrivere una nuova pagina di storia del nostro paese che faccia leva su un Movimento di popolo, ancorato ai valori ed alle radici che lo hanno fatto crescere, disponibile alle innovazioni che lo possono rendere protagonista.

Il Manifesto

"La Buona Politica per tornare a crescere"

Noi pensiamo la politica come spazio privilegiato per la costruzione del bene comune, ovvero del bene di tutti e di ciascuno, e quindi come forma di carità.

Noi sosteniamo la buona politica che promuove la libertà e la giustizia, sa rispettare i valori e interpretare i bisogni del popolo, sa tenere nel giusto equilibrio le dimensioni dei diritti e dei doveri, sa trovare la strada della crescita nell’equità senza lasciare indietro i poveri, sa promuovere la vita e valorizzare la ricchezza come motore dello sviluppo, sa riconoscere il merito e mettere a frutto i talenti.

Noi difendiamo la democrazia come valore costituente del nostro patto sociale e contrastiamo quelle spinte autoritarie che, mai sopite, possono sempre riaffiorare in Italia come in Europa, anche a causa della diffusa sfiducia nei confronti dei partiti e delle istituzioni.

Di fronte ad un mondo che cambia tanto rapidamente, noi avvertiamo l’urgenza di un nuovo impegno e la necessità di preoccuparci e occuparci dei problemi della nostra comunità, di interrogarci sulle implicazioni etiche, culturali e sociali delle nostre scelte e dei nostri comportamenti.

Sentiamo che la nostra responsabilità ci spinge a partecipare alla costruzione di un ambiente favorevole alla libera espressione delle persone, alla ricerca di una più alta e sapiente mediazione sociale tra opzioni e interessi diversi nella direzione del bene comune, all’educazione all’esercizio dei diritti e dei doveri, alla promozione dell’inclusione sociale dei ceti e delle persone meno abbienti.

Noi vogliamo restituire ai cittadini, alle comunità, ai territori, pur in un contesto di grande difficoltà sociale ed economica, l’orgoglio di essere italiani, portatori di cultura, professionalità e creatività uniche e apprezzate in tutto il mondo.

Noi crediamo nella capacità dell’Italia di avviare una nuova stagione di crescita, nel quadro della globalizzazione contemporanea, così da riaprire il futuro dei nostri giovani, delle nostre famiglie, dei nostri territori, specie quelli meno sviluppati e di tutte le persone, anche provenienti da altri paesi, che sono pronte a dare il loro contributo alla costruzione del futuro della nostra Patria.

Noi guardiamo con speranza all’Europa dei popoli come alla nostra Patria comune perché sappiamo che da essa dipende il futuro dei nostri figli.

Il nostro paradigma di riferimento è fondato sugli insegnamenti della Dottrina sociale della Chiesa che, proponendo a tutti la fecondità di una visione trascendente dell’essere umano, richiama ai principi della fraternità, della promozione del bene comune, della partecipazione, della sussidiarietà e della solidarietà.

Dai valori al bene comune

Il bene comune è l’espressione dei valori, dei comportamenti e della qualità delle relazioni che caratterizzano le comunità.
Nessuna autorità politica può immaginare di costruire un orizzonte di sviluppo per il proprio popolo senza interrogarsi a fondo sui suoi valori fondanti e condivisi.

Nell’amore e nel rispetto per la vita in ogni sua fase; nella predilezione della famiglia naturale come luogo per la piena realizzazione della persona umana; nel lavoro come mezzo per affermare la libertà e la dignità delle persone; nel legame con il territorio e la sua storia; nella capacità di tenere insieme universale e particolare sta il genius loci del nostro popolo.

Il pesante disagio economico e la grave involuzione demograficache affliggono il nostro Paese, nel contesto di un Occidente in una crisi di crescita che è economica e spirituale, sono il risultato del tangibile indebolimento dei valori che hanno storicamente consentito alla nostra comunità nazionale di risollevarsi dalle macerie di una guerra perduta, di imboccare la strada delle riforme e di assurgere al ruolo di grande Paese sviluppato.

Solo a partire da questi valori - che costituiscono il Dna del popolo italiano e che lasciano il proprio segno nelle relazioni sociali è possibile aprire una nuova stagione di sviluppo e di innovazione che permetta all’Italia di scrivere un’altra pagina della sua storia e agli italiani di realizzare le loro aspirazioni e le loro idealità.

Stato, economia e società civile:
dalla parte di chi lavora, investe, genera figli e cura le persone

Le difficoltà nelle quali si dibattono le democrazie avanzate comportano il ridisegno e il riequilibrio dei rapporti tra istituzioni - locali, nazionali e internazionali - economia e società civile.

La crisi che impone l’esigenza – assoluta e primaria – di abbandonare un modello di crescita a debito, ed in particolare per l’Italia di ridurre l’indebitamento pubblico, un’occasione per correggere tante distorsioni e per tornare ad investire su tutto ciò che produce valore.

Ciò comporta l’apertura di una stagione di grande innovazione istituzionale che sarà possibile e sostenibile solo attraverso il cambiamento dei comportamenti e degli stili di vita e il forte rilancio di un comune senso morale. Una fase che non potrà prescindere da due evidenze: la insufficienza delle risorse pubbliche per un welfare abilitante, la ridotta efficacia delle burocrazie pubbliche. La politica sarà chiamata a governare un tale riorientamento e, in particolare, a mobilitare risorse ed energie per compensare le spinte recessive con nuovi stimoli a intraprendere e investire; a individuare nuove modalità di soddisfacimento dei bisogni sociali emergenti; a ricostruire un’economia socialmente e ambientalmente più sostenibile.

Tutto ciò presuppone che al centro dell’iniziativa politica vi sia una visione positiva della persona umana, vista come soggetto autonomo e responsabile capace di intraprendere e di cooperare per il bene comune, e del ben-essere che non si riduce ad un dato meramente quantitativo ma che consiste nella possibilità di usufruire in modo adeguato di una varietà di beni individuali, relazionali, comuni e culturali.

Le istituzioni di cui abbiamo bisogno devono saper manifestare tutta la propria autorevolezza senza divenire invasive. Alla luce del principio di sussidiarietà, il loro compito è quello di favorire la libera iniziativa economica e sociale delle persone, della famiglia, delle imprese e delle associazioni, creando le condizioni più adatte alla loro piena espressione nel quadro della globalizzazione contemporanea. Ciò concretamente significa:

Rimodellare profondamente il sistema fiscale, con gradualità e determinazione, allo scopo di agevolare gli investimenti, il lavoro e la famiglia.

Promuovere una forte cooperazione tra istituzioni pubbliche, sistema finanziario e rappresentanze sociali per rendere attrattivo il nostro territorio, valorizzando il risparmio e le risorse culturali ambientali che rappresentano, tuttora, un punto di forza nel nostro Paese.

Sostenere l’impresa come risorsa fondamentale per la comunità che è chiamata ad offrire le condizioni materiali e immateriali per promuoverne lo sviluppo competitivo.

Favorire l’ampliamento degli ambiti, e delle forme di partecipazione democratica. Sotto il profilo delle relazioni industriali va abbandonata la logica del conflitto, rafforzati: il decentramento, la cooperazione, la partecipazione e la gestione responsabile di molti ambiti delle prestazioni sociali, a partire dagli investimenti rivolti a qualificare le risorse umane e a rendere sostenibile l’imponente mobilità del lavoro.

Rimuovere gli ostacoli che impediscono un ingresso adeguato dei giovani e delle donne nel mercato del lavoro. E’ necessario assumere la crescita del tasso di occupazione come obiettivo fondamentale della politica economica e come fonte primaria di inclusione sociale.

Rilanciare l’impegno per il Mezzogiorno, con profonde innovazioni nelle politiche, capaci di coniugare la solidarietà dell’intero Paese con il coinvolgimento delle responsabilità dei soggetti meridionali, popolo e istituzioni.

Mettere al centro la famiglia, come motore valoriale, relazionale ed economico della società, perno del sistema educativo, della cura dei figli e delle persone non autosufficienti significa attuare politiche di armonizzazione tra lavoro e vita famigliare.
Stimolata dalle scelte delle famiglie, può crescere una domanda–offerta di servizi, fulcro di una moderna “economia civile” ricca di imprese e fonte di occupazione di buona qualità.

Migliorare il sistema di istruzione, valorizzando la pluralità delle offerte formative, rimuovendo gli ostacoli che separano la formazione dal lavoro, offrendo alle famiglie e alle imprese informazioni corrette e una migliore qualità della formazione, favorendo, per le persone di ogni età, l’accesso alle opportunità formative.

Costruire un Welfare moderno e sussidiario, capace di usare in modo efficiente le risorse e di valorizzare il concorso attivo delle persone, delle famiglie, delle organizzazioni sociali, delle imprese e dell’associazionismo per migliorare e implementare le prestazioni sul terreno della previdenza, della sanità, dell’assistenza, della formazione, delle tutele attive nel mercato del lavoro.

Promuovere la presenza di una pluralità di imprese e di organizzazioni - private, pubbliche, cooperative, non profit - in grado di garantire una reale e piena competizione nel mercato sulla base di diversi principi di organizzazione, anche economica, nell’ottica dello sviluppo dell’economia civile.

L’obiettivo è quello di arrivare a costruire insieme un nuovo patto per la crescita che, nell’aumentare la produttività dell’intero sistema socio-economico, miri a realizzare insieme maggiore efficienza e maggiore equità.

Per essere più competitivi sui mercati internazionali e per superare le posizioni di rendita che sopravvivono in molti segmenti della produzione e dei servizi, il sistema economico ha inoltre bisogno di maggiore concorrenza interna. Ma sappiamo anche che, nel lungo periodo, un tale obiettivo può essere raggiunto solo investendo sulle persone e sulla comunità, nel quadro di un progetto comune che miri a far apprezzare l’unicità italiana a livello planetario.

Gli Stati Uniti d’Europa e le riforme del sistema Italia

Gli Stati nazionali sono stati fortemente indeboliti dalla globalizzazione economica degli ultimi decenni. Oggi la necessaria costruzione di un nuovo, efficace quadro regolativo dei movimenti finanziari, degli equilibri ambientali e sociali, della mobilità e della sicurezza delle persone ha bisogno di nuovi soggetti politico-istituzionali.

Questo deficit di governo mina la sostenibilità dello sviluppo economico mondiale ed è foriero di conflitti istituzionali ed economico-sociali. Inoltre, distorce profondamente il mercato, premiando gli eccessi speculativo-finanziari a danno di chi investe e lavora. Comprime radicalmente i processi democratici e la possibilità dei popoli di condizionare i cambiamenti.

Siamo ben consapevoli di quanto sia difficile costruire istituzioni autorevoli e assetti regolatori condivisi a livello planetario, a causa, principalmente, delle differenze culturali e sociali che caratterizzano i diversi sistemi economici, delle difficoltà di ancoraggio delle istituzioni internazionali alla partecipazione consapevole dei cittadini, così da metterle al riparo dai rischi di derive tecnocratiche. Per questo, sosteniamo con forza la costruzione degli Stati Uniti d’Europa, dotando l’Unione di forti istituzioni politiche, elette democraticamente, che completino il tortuoso processo di integrazione iniziato con l’apertura dei mercati e con l’adozione della moneta unica.

Senza gli Stati Uniti d’Europa non solo si accresce il rischio di implosione delle economie dei Paesi aderenti, ma è anche impossibile immaginare un’evoluzione positiva delle relazioni internazionali.
Per questo intendiamo contribuire alla costruzione di un Movimento Popolare Europeo transnazionale che sostenga questo progetto di coesione continentale il cui obiettivo sia quello di rinnovare le basi della democrazia deliberativa e dell’economia civile di mercato rendendole adeguate alle nuove dinamiche della globalizzazione.

In questo contesto, occorre altresì completare a livello nazionale la trasformazione istituzionale che in questa anni è stata iniziata e mai completata, puntando in modo particolare su:

Ridisegnare l’intero sistema dei rapporti istituzionali che vanno dal Comune fino al Governo nazionale, sciogliendo contraddizioni e carenze nel quadro di una visione autonomistica, nazionale e europea.

Attuare il Federalismo fiscale nell’ambito di una riduzione della intermediazione delle istituzioni pubbliche nell’uso delle risorse finanziarie che riduca il numero dei livelli di competenze istituzionali e gli spazi di mercato riservati alle aziende pubbliche.

Promuovere una radicale semplificazione dei processi amministrativi.

Adottare un nuovo assetto istituzionale fondato sul superamento del bicameralismo perfetto, sulla riforma del governo e su una nuova legge elettorale allo scopo di raggiungere contemporaneamente due obiettivi: maggiore rappresentatività e una solida stabilità. Entrambe conseguenze dirette della formazione di maggioranze parlamentari non conflittuali al proprio interno.

Attivare quanto disposto dalla Costituzione sul riconoscimento dei partiti come pilastro fondamentale della vita democratica.
La regolamentazione pubblica, pur preservando la libertà del cittadino di praticare la propria attività politica, deve essere in grado di restituire alla responsabilità legale gli ambiti dell’attività che riguardano il finanziamento pubblico e le forme di salvaguardia della democrazia interna ai partiti.

Ripristinare il voto di preferenza degli elettori al fine di favorire la selezione democratica dei candidati, verificare il loro effettivo consenso nel corpo elettorale, ridare slancio e qualità alla rappresentanza.

Per una politica buona e moderata

Noi chiediamo e sosteniamo una politica capace di rafforzare valori popolari condivisi e di mobilitare grandi energie comunitarie.
Una politica coraggiosa e lungimirante, frutto della lucida consapevolezza di dover affrontare problemi complessi, nel rapporto con una molteplicità di attori, nella ricerca delle soluzioni possibili. Una politica saggia, buona e moderata capace di:

Esprimere una visione sobria dell’esercizio del potere.

Promettere solo ciò che è in grado realisticamente di garantire e realizzare.
Favorire la crescita degli ambiti di partecipazione democratica e l’assunzione di responsabilità sociale da parte delle persone e dei gruppi organizzati, come condizione per poter affrontare i problemi con efficacia e compatibilità.

Sostenere, sulla base del principio di solidarietà, la cooperazione tra persone, famiglie, imprese, organizzazioni sociali, istituzioni pubbliche nel perseguimento del bene comune.

Rispettare il pluralismo ideale ed economico, oltre che le specifiche autonomie.

Contrastare, in ogni ambito, il radicalismo culturale e ideologico.

Ritenere che il destino di una comunità nazionale, e di ogni comunità, dipenda soprattutto dalla capacità dei suoi membri, singoli e organizzati, di sviluppare liberamente valori condivisi come condizione per poter affrontare cambiamenti e innovazioni.
Ed essere così in grado di accogliere le persone che provengono da altri Paesi.

Da cattolici per la politica

Siamo consapevoli che è urgente rinnovare i contenuti e la qualità del nostro impegno al servizio del bene comune alla ricerca di una via originale per l’uscita dalla crisi economica, che valorizzi e riconosca la straordinaria qualità delle reti familiari, sociali ed economiche, che caratterizzano la vita delle nostre comunità locali. Sono queste reti che consentono al nostro Paese di essere un protagonista economico, sempre vitale nel contesto internazionale, solidale al suo interno, accogliente verso gli immigrati. Un Paese che può contare su un patrimonio inestimabile di organizzazioni della società civile, che, praticando il dono come gratuità, dimostrano con i fatti cosa voglia dire prendere sul serio il principio di fraternità.

Nell’ottica della responsabilità, vogliamo dunque occuparci di politica, contribuendo alla ricostruzione del senso dello Stato e al rafforzamento della qualità morale della vita pubblica, nel pieno rispetto della laicità delle istituzioni, ma anche nella serena consapevolezza che l’ispirazione religiosa, lungi dall’essere delimitata alla sfera privata, possa e debba arricchire la qualità della vita politica e delle istituzioni e rendere lo spazio pubblico di tutti e di ciascuno.

Siamo convinti che questo percorso, soprattutto in Italia e in Europa, possa essere favorito dalla vitalità delle comuni radici cristiane che hanno contribuito, in modo determinante, a edificare le esperienze storiche delle economie sociali di mercato.

Il nostro contribuito al rinnovamento della politica si articolerà piuttosto in modo innovativo, attraverso due canali principali: per un verso, la partecipazione alla formazione dei programmi e delle linee di azione di governo; per l’altro verso, il miglioramento della qualità delle classi dirigenti, a partire da un lavoro di condivisione e coesione all’interno del variegato mondo cattolico, su valori, contenuti e modalità di presenza. Sempre nel rispetto della specificità dei ruoli, delle differenti missioni associative e delle opzioni elettorali.
Nel dialogo aperto con le altre principali culture ed esperienze sociali e politiche presenti nel Paese, il nostro sforzo sarà teso a confrontare le posizioni ed a costruire convergenze e unità di intenti in vista del bene comune dell’Italia.
Al fine di conseguire questi ambiziosi ma possibili obiettivi è necessario dotarci di modalità organizzative: per formare le persone, in particolare le nuove generazioni, all’attività politica; per produrre analisi e proposte condivise; per operare scelte vincolanti in base a pratiche di democrazia deliberativa; per interloquire con le rappresentanze che intendono condividerle; per sostenere il dialogo strutturato con le varie istituzioni.

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I Presidenti delle Associazioni Promotrici

  • CARLO COSTALLI
  • GIORGIO MERLETTI
  • MAURIZIO GARDINI
  • BERNHARD SCHOLZ
  • ANNAMARIA FURLAN
  • ROBERTO ROSSINI
  • ROBERTO MONCALVO

Primi sottoscrittori

I PROMOTORI DEL FORUM E GLI AUTORI DEI CONTRIBUTI PER UN PROGRAMMA DI BUONA POLITICA, SONO I PRIMI SOTTOSCRITTORI DEL MANIFESTO:

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  • Prof. Leonardo Becchetti
  • Prof. Francesco Belletti
  • Prof.ssa Simona Beretta
  • Prof. Carlo Borgomeo
  • Prof. Luigino Bruni
  • Prof. Luigi Campiglio
  • Prof. Vincenzo Cesareo
  • Prof. Antonio Cocozza
  • Prof.ssa Carla Collicelli
  • Prof. Carlo Dell’Aringa
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