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  PER RIPARTIRE IL PAESE HA BISOGNO DEI CATTOLICI

Data di pubblicazione: Martedì, 5 Marzo 2013

RASSEGNA STAMPA :: PER RIPARTIRE IL PAESE HA BISOGNO DEI CATTOLICI

L'Avvenire del 5 Marzo 2013.

"Ripartiamo da Todi: per tutta la nuova stagione costituente il nostro ruolo dovrà sicuramente crescere: e noi ci saremo."

Passate le elezioni politiche che hanno dato risultati a dir poco sorprendenti con l’exploit di Grillo, la grande rimonta di Berlusconi, il deludente risultato di Bersani e i dati elettorali di Monti (e dei suoi alleati) non all’altezza delle aspettative, rimane una situazione molto problematica da cui ripartire e il grave rischio di ingovernabilità. E i cattolici rischiano l’ininfluenza in Parlamento, perché pochi e, soprattutto, divisi.
Il mancato rinnovamento della classe dirigente, una legge elettorale che permette ai leader di nominare i parlamentari e che volutamente non si è cambiata, il populismo, la demagogia e le furbizie emerse in una campagna elettorale confusa e deludente e, non ultimi, i tanti, troppi scandali, hanno portato disaffezione, disillusione, aumento dell’astensione e un’esplosione di antipolitica che Grillo ha saputo «canalizzare »: tutte cose che avevamo più volte denunciato nei mesi precedenti.
Abbiamo affrontato questa campagna elettorale, dopo i noti fatti che hanno portato al fallimento dell’incontro del 10 gennaio (la cosiddetta Todi 3), e che hanno poi concretamente contribuito al risultato della lista Monti, persino definita «un centrino con qualche verniciatura tecnocratica», in una situazione di smarrimento diffuso per i cattolici.
Rincuorati poi dal grande avvenimento del 7 febbraio quando il presidente della Cei, il cardinale Angelo Bagnasco, intervenendo al nostro Consiglio generale, ha detto parole chiare al nostro Movimento con «un abbraccio di fraternità e di gratitudine». Ha detto parole chiare e forti sui valori non negoziabili che abbiamo sempre cercato di difendere e che è stata la ragione principale del tentativo non riuscito di dare una convergenza, la più unitaria possibile, ai cattolici in politica.
Ma i cattolici non sono spariti e anche in campagna elettorale abbiamo lavorato per gettare le basi per continuare, consapevoli di quanto accaduto, un lavoro interrotto anche per calcolo politico: e ripartendo da Todi 1 (cui ha partecipato il cardinal Bagnasco). Non possiamo certo dimenticare gli errori che sono stati commessi né i «comportamenti sorprendenti» di tanti cattolici, come ha scritto monsignor Giampaolo Crepaldi, e nonostante «non siano certo mancati gli orientamenti del Magistero»: a Todi 1, e anche dopo. Comportamenti sorprendenti – insiste Crepaldi nella sua analisi assai critica – di «chi si è candidato in partiti che contengono nel loro programma punti indubbiamente lesivi della legge morale naturale, chi ha utilizzato Todi per ritagliarsi una posizione politica personale, chi ha messo da parte immediatamente i princìpi non negoziabili non appena ha visto la possibilità di aggregarsi a un contenitore ove erano presenti anche forze laiche o laiciste, chi ha utilizzato l’appartenenza ai movimenti ecclesiali per lanciarsi in politica in raggruppamenti che avrebbero portato avanti istanze contrarie all’ispirazione del movimento ecclesiale originario...».
Ecco perché serve un nuovo inizio. Partendo da Todi 1, fermandosi però a Todi 2 e cercando di dimenticare tutto quello che è successo dal giorno dopo: da Todi 2 fino a tutta la campagna elettorale.
Un nuovo inizio, dunque, su basi nuove e anche pensando a possibili interlocutori nuovi, partendo tra gli altri da quelli che hanno deciso di «saltare un turno»: verso una nuova Camaldoli.
Andiamo quindi verso una nuova stagione per essere presenti nel campo dell’azione politica, potenziando gli strumenti organizzativi già disponibili e accelerando la predisposizione di «strumenti nuovi» assolutamente indispensabili.
Convinti che per tutta «la nuova stagione costituente» che ci attende lo spazio e il ruolo dei cattolici «convinti» dovrà sicuramente crescere: e noi ci saremo.
Lo riaffermiamo con forza in questi giorni successivi al commiato di Benedetto XVI che ha lasciato il soglio di Pietro, e prega per una Chiesa purificata e rinnovata nel Vangelo, di certo – come noi – non rassegnato a sentir parlare del suo declino.

di Carlo Costalli
presidente del Movimento cristiano lavoratori

Il lavoro ai giovani è la prima vera urgenza

Recenti studi, quali l’ultimo Rapporto Italia 2013 dell’Eurispes, ci forniscono alcuni utili dati per la lettura del nostro mercato del lavoro e, quindi, per un’analisi sullo stato di salute del Paese, in particolare con riferimento al grado di competitività del sistema e alla capacità di essere realmente solidali con le persone maggiormente colpite dagli effetti di una crisi che sembra ancora lontana dal finire.
Il Rapporto sottolinea come secondo le ultime stime della Banca Centrale Europea il tasso di disoccupazione in Italia sia passato dal 6,1% del 2007 al 10,7% del 2012. Da un’analisi delle interviste che gli italiani hanno rilasciato ai ricercatori Eurispes emerge, quindi, in questo quadro, una profonda sfiducia sul proprio futuro economico e professionale.
Si pensi, a titolo esemplificativo, che alla domanda sulla possibilità di fare progetti, il 64,1% risponde negativamente e solo il 35,8% del campione si mostra più ottimista.
Emerge, inoltre, che solamente il 46,5% degli intervistati ritenga di essere ancora in grado di garantire sicurezza economica alla propria famiglia grazie all’attuale lavoro, mentre oltre la metà del campione dichiara di non essere più in grado di farlo. Un intervistato su due (47%) sostiene poi che si trasferirebbe senza problemi in un altro Paese, lasciando l’Italia pur di ottenere un’occupazione.
In questo quadro emerge con ancora più drammaticità il dato sulla disoccupazione e inoccupazione dei giovani e delle donne. I Neet (un acronimo per «Not in education, employment or training ») ossia i giovani, tra i 15 e i 29 anni, che non studiano, non lavorano e non si formano, sono (secondo i dati Istat 2012) 2.110.000. Questo dato rappresenta ben il 22,1% della popolazione italiana nella fascia di età interessata.
Un’incidenza, si deve sottolineare, che è significativamente più alta rispetto agli altri Paesi europei, quali la Germania (10,7%), il Regno Unito e la Francia (14,6% entrambi), nonché della Spagna che si ferma al 20,4%. In questa prospettiva, inoltre, la «Riforma Fornero » non sembra essere stata in grado di fornire risposte adeguate, soprattutto per quanto concerne il sempre più inaccettabile dualismo presente nel mercato del lavoro italiano tra chi gode di tutele per molti aspetti anacronistiche e chi, gli outsider del sistema, a partire dai giovani e le donne, ne sono totalmente esclusi.
C’è da auspicare, quindi, che nei prossimi mesi la nuova classe dirigente uscita dalle urne sappia mettere da parte le divisioni di una breve ma lacerante campagna elettorale e che collochi le politiche per l’occupazione, in particolare per i giovani, come prima priorità del governo che verrà. Solo scommettendo sul lavoro, infatti, il Paese può, credibilmente, ripartire e tornare a sperare con fiducia nel futuro.

Giancamillo Palmerini
delegato nazionale giovani Mcl

il libro
Mcl, 40 anni di storia e di fedeltà alla Chiesa

Sarà presentato il 21 marzo a Roma Nel mondo perché cristiani. I quarant’anni del Movimento cristiano lavoratori. Il libro, curato da Evandro Botto, direttore del centro di ateneo per la dottrina sociale della Chiesa dell’Università Cattolica, ripercorre, con passione e rigore scientifico, i primi 40 anni di Mcl. Approfondisce sia le ragioni della dolorosa scelta che nei primi anni ’70 ne hanno determinato la nascita, sia il dipanarsi delle complesse vicende che hanno segnato la sua storia. La presentazione di questo libro è un’occasione per ragionare, approfondendo la storia del Movimento, anche sul suo futuro. Per gettare un ponte ideale tra le origini della nostra storia, che nasce nel travaglio degli anni immediatamente successivi al Concilio Vaticano II, e l’attualità; per capire quale debba essere il nostro impegno nella piena fedeltà al nostro carisma originario, alla nostra identità e alla nostra storia. Uno spunto importante è fornito dal discorso con cui Benedetto XVI, si è accomiatato dai parroci romani parlando, approfonditamente e a braccio, del Concilio Vaticano II. Nel suo discorso, Papa Benedetto XVI ha voluto anche parlare, in modo molto diretto, di quanti danni le interpretazioni mediatiche e politiche del Concilio, abbiano arrecato alla Chiesa e alla fede. «C’era il Concilio dei Padri, il vero Concilio – ha detto –, ma c’era anche il Concilio dei media. Era quasi un Concilio a sé, e il mondo ha percepito il Concilio, tramite questi, tramite i media.
Quindi il Concilio immediatamente efficiente arrivato al popolo, è stato quello dei media, non quello dei Padri. E mentre il concilio dei Padri si realizzava all’interno della fede... il Concilio dei giornalisti si è realizzato all’interno delle categorie dei media di oggi, cioè fuori dalla fede, con un’ermeneutica diversa. Era un’ermeneutica politica: per i media il Concilio era una lotta politica, una lotta di potere tra diverse correnti della Chiesa… questo Concilio dei media… era quello dominante, più efficiente, e ha creato tante calamità, tanti problemi, realmente tante miserie: seminari chiusi, conventi chiusi, liturgia banalizzata… e il vero Concilio ha avuto difficoltà a concretizzarsi, a realizzarsi; il Concilio virtuale era più forte del Concilio reale». Tra le tante calamità legate Concilio virtuale vi è, anche, il dramma della crisi dell’associazionismo cattolico in Italia. è da questo dramma che nasce il Mcl: per difendere e riaffermare la fedeltà dei lavoratori cristiani alla Chiesa e al vero Concilio. Oggi, nell’Anno della fede, di fronte al dilagare del relativismo, in un Occidente sempre più secolarizzato e a fronte di un attacco mediatico inaudito, e mai visto prima, nei confronti della Chiesa questa fedeltà delle origini deve sempre di più diventare il baricentro della presenza e dell’azione del Movimento cristiano lavoratori.

Pier Paolo Saleri
vicepresidente Fondazione italiana Europa popolare

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