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  RISULTANZE DELLE RIFLESSIONI ALLA PRIMA GIORNATA DI TODI 2

Data di pubblicazione: Lunedì, 22 Ottobre 2012

INIZIATIVE / Iniziative nazionali :: RISULTANZE DELLE RIFLESSIONI ALLA PRIMA GIORNATA DI TODI 2

Dall'incontro nazionale a Todi del 21 e 22 Ottobre 2012.

L’incontro di ieri sera ha dimostrato che un dialogo fra persone e associazioni di ispirazione cattolica nel mondo del lavoro ha la capacità di far emergere esperienze e valutazioni in grado di rafforzare e approfondire il nostro impegno per il bene dell’Italia e dell’Europa.   
E’ emerso che le nostre organizzazioni insieme a tante altre presenti nel Paese sono impegnate a contribuire al bene comune attraverso il loro lavoro, la loro creatività e la loro responsabilità, che trova la sua bussola   nella Dottrina Sociale della Chiesa.
Non manca la disponibilità di affrontare con coraggio e determinazione le sfide e le difficoltà di una globalizzazione che richiede alti livelli di competitività,   di una burocrazia pesante, un fisco opprimente, un debito pubblico oltre misura e non per ultimo una crescente disoccupazione.
Esistono in Italia tante persone e tante iniziative che meritano di essere valorizzate e che sono fonte di una fiducia ragionevole   in una possibilità di cambiamento culturale, sociale ed economico. I tanti interventi di ieri lo hanno testimoniato.
L’interlocuzione con la politica si basa su questa realtà di soggetti   impegnati nella società come corpi intermedi con una capacità di comprensione, di iniziativa e di proposta - che non delega la propria responsabilità ad altri ma dialoga in modo aperto con chi si propone di governare il paese, le regioni, le province e i comuni.
Ci muove nella nostra riflessione quel desiderio di libertà e di giustizia che sta alla base dell'agire sociale dei cristiani. Come richiamato dal Papa Benedetto XVI. al Bundestag vi e' bisogno di spalancare le finestre, di vedere di nuovo tutta la vastità del mondo. Ciò e' possibile se nel nostro impegno teniamo uniti il cuore e la ragione nel proporre iniziative per un uso appropriato delle risorse sociali e naturali che ci sono state donate, a partire dalla vita stessa.

Il primo compito è quindi la tutela della persona, di ogni persona nella sua unicità e la sua dignità irriducibile, dal concepimento fino alla morte naturale. Non si tratta di una impostazione confessionale ma del riconoscimento di un diritto naturale di carattere universale, che non preclude ma apre ad un dialogo interculturale.
Guardando più da vicino   più da vicino le realtà che costituiscono la base della vita sociale, culturale economica di questo Paese, ci rendiamo conto   che hanno potenziali che aspettano ancora di essere scoperti o ri-scoperti   e valorizzati in tutta loro forza e grandezza


La famiglia
Guardiamo   prima di tutto la famiglia naturale, fondata sul matrimonio. Di fronte ad una sconcertante assenza di sostegno culturale e politico urge una inversione di tendenza che muove dal riconoscimento che la famiglia è un bene per tutti, introduce i giovani nella vita, proietta la società verso il futuro, è fonte di coesione sociale, motore di uno sviluppo integrale. Nel momento attuale occorre sottolineare in modo particolare che la famiglia è la prima cellula del welfare.
Per queste ragioni è necessario abbassare in modo sensibile la pressione fiscale, agevolare la possibilità di avere una abitazione degna e di creare condizione più efficace per armonizzare vita famigliare e lavoro.
   
Educazione, formazione professionale e occupazione giovanile
Cosa sarebbe la vita di un popolo senza educazione ?   Diventa sempre più evidente l’emergenza educativa che fa mancare alle giovani generazione un vera conoscenza di sé e del mondo, una certezza della bontà della vita stessa.   Il primo luogo del educazione è la famiglia che trova poi nella scuola una collaborazione per la maturazione e l’istruzione dei propri figli.

Il sistema scolastico può essere perno essenziale per una profonda innovazione attraverso una scelta realmente paritaria che sposti la spesa dal mantenimento di una struttura centralistica che assorbe ormai una quota eccessiva di risorse per mantenere se stessa, attraverso il finanziamento di un sistema aperto,   favorendo una gestione sempre più autonoma di tutti centri scolastici, includendo quelli che propongono sistemi educativi diversi e che vanno valutati sulla base di criteri oggettivi nazionali. Ciò può essere la base per un ripensamento del sistema formativo a tutti i livelli dall'obbligo all'università.

Per favorire l’introduzione nel mondo del lavoro e un reale orientamento del singolo giovane occorre favorire l’alternanza scuola – lavoro eliminando gli impedimenti   burocratici che la ostacolano nonostante una legge che prevede questa alternanza.
Sempre per una introduzione nel mondo del lavoro che permetta una acquisizione di competenze e conoscenze professionalmente qualificanti è necessario sostenere l’apprendistato come via maestra   attraverso una relazione stringente tra imprese e soggetti formativi.   La valorizzazione dell’intelligenza manuale deve tornare fra i primi punti all’ordine del giorno della formazione professionale dei giovani.
Non solo ma soprattutto per gli studenti universitari è auspicabile estendere programmi di scambi internazionali,   di tirocini e praticantati all’estero.
Queste strade   – in parte già intraprese in parte ancora da sviluppare – permettono anche di   affrontare la disoccupazione giovanile e la dispersone scolastica, che è uno dei problemi più gravi del nostro paese.

L’imprenditorialità sociale e la riforma del welfare
L’Italia è ricca di tanti soggetti qualificati che operano nel welfare pubblico e privato. Ma il sistema del welfare in quanto tale si trova in una crisi dell’ offerta e con gravi problemi di sostenibilità. Una nuova visione del welfare richiede il superamento della dicotomia pubblico/privato e l’apertura   ad un welfare fondato sul principio di sussidiarietà orizzontale, in grado di valorizzare le iniziative da parte di chi vuole e può rispondere in modo solidale e professionale a chi necessità di aiuto, di sostegno, di cura, di accompagnamento nelle difficoltà della vita.
   
E’ necessario una riforma del welfare sulla base di regole chiare e trasparenti, che mettano al centro le persone con i loro bisogni e permettano una valutazione   che guarda anche alla qualità delle risposte e l’effettivo operato e non solo ai pur indispensabili criteri organizzativi e professionali. In questo modo sarà possibile superare l’attuale situazione, nella quale disfunzioni della pubblica amministrazione e politiche inadeguate stanno mettendo in serio rischio di continuità tante organizzazioni del terzo settore.

I corpi intermedi hanno dimostrato in questi anni di essere un importante ammortizzatore sociale. Vanno considerati modalità di spesa e incentivi fiscali che spostano il contributo sulla domanda e non unicamente sull’offerta dei servizi.

Il welfare non è una semplice voce di costo: esso attiene ad uno   sviluppo equo e solidale del paese e così deve essere percepito.


Le imprese e la crescita
Le imprese   italiane sono riconosciute al livello mondiale per la loro capacità di rispondere alle più alte esigenze di stile, di precisione e di qualità. In questo sta la loro forza competitiva che deve essere rafforzata per poter garantire la crescita economica e sociale della quale il paese ha bisogno. La maggior parte delle imprese è disponibile a migliorare i processi produttivi e gestionali per poter affermarsi con maggiore solidità su un mercato sempre più veloce nei suoi mutamenti e sempre più difficile da interpretare. Sostenerli in questo cambiamento è una condizione principale per mantenere e, appena possibile, creare occupazione, sia per i giovani, sia per i collaboratori più anziani.
Certamente l’aumento del PIL non è criterio assoluto per lo stato di salute di un paese, ma rimane soprattutto in una situazione di fortissimo indebitamento una   necessità ineludibile che richiede un aumento della produttività e della competitività. Le prime iniziative di una proficua collaborazione fra rappresentanze delle imprese e dei sindacati dei lavoratori, per una produttività che rispetti sia la dignità del lavoro sia   le richieste di una competitività internazionale sono   dei riferimenti positivi anche per uno sviluppo delle relazioni industriali decentrate.
Per liberare risorse per la crescita occorre abbattere in modo consistente il debito pubblico. Fra le proposte avanzate si è parlato di un fondo per lo sviluppo europeo e di un fondo immobiliare italiano finalizzato a valorizzare il patrimonio pubblico e di raccogliere prestiti obbligazionari.
Per favorire la crescita occorre non solo una innovazione del sistema imprenditoriale ma con la stessa urgenza   un abbassamento della pressione fiscale fondata su poche regole chiare, che ridia alle imprese gli spazi finanziari di cui hanno bisogno per poter competere ed investire. La necessaria e severa lotta all’evasione fiscale non può non essere correlata a questo obiettivo.
Una   particolare attenzione va portata alla ricchezza dei contesti territoriali del nostro Paese per suscitare un maggiore sostegno al loro sviluppo attraverso infrastrutture più idonee e servizi più efficaci. Questi e tanti altri fattori di natura territoriale sono decisive per la crescita delle imprese e la qualità della vita stessa.
Deve essere una priorità non eludibile della politica trovare al più presto modalità ancora più efficaci per il rientro dei debiti contratti verso le imprese   e le cooperative da parte della pubblica amministrazione.

Riforme istituzionali e riforma costituzionale
Senza dubbio la pubblica amministrazione è un pilastro di un paese moderno ed è una leva per una crescita equa. Abbiamo tanti esempi di una pubblica amministrazione che svolge il suo compito come servizio al cittadino in maniera eccellente. Ma per affrontare tanti altri casi di disfunzioni ed inefficacia e per dare sostegno alle realtà virtuose occorre una riforma e una ulteriore professionalizzazione dei suoi collaboratori come condizioni essenziali per il futuro del paese.
E’ stato sottolineato la necessità di riforme istituzionali con tre obiettivi:
•    ridurre i costi della politica e della intermediazione delle istituzioni nella sfera economica e sociale.

•    Semplificare la struttura delle competenze istituzionali, incrementando l’assunzione di responsabilità delle singole istituzioni, e semplificando radicalmente i processi amministrativi e autorizzativi.

•    Liberare risorse nella direzione della sussidiarietà orizzontale coinvolgendo le imprese e le organizzazioni privato/sociali nella erogazione dei servizi di pubblica utilità – cosi come già accennato sopra.

Si è parlato anche di una vera e propria costituente che riguarda l’organizzazione dello Stato e quindi la seconda parte della Costituzione. Nello specifico viene proposto:

•    La promozione di un federalismo solidale basato sulla riforma del Titolo V della Costituzione riducendo drasticamente le competenze concorrenti tra Stato e Regioni, con l’introduzione di poteri sostitutivi.     Questa   riforma va collegata alla introduzione di un Senato federale, superando l’attuale anacronistico bicameralismo paritario.

•    Introdurre una clausola istituzionale che consenta allo Stato di varare meccanismi di semplificazione incidenti anche sulle competenze regionali e locali, partendo dall’attuazione del principio del controllo e dalla verifica della congruenza procedurale ex post, delle pratiche autorizzative.

Lo scopo di queste riforme è la responsabilizzazione dei singoli soggetti   politici e amministrativi, riconoscendo loro lo spazio necessario per una operatività efficace nel ambito delle loro azioni. Questo implica che anche la riduzione della spesa della pubblica amministrazione non può più avvenire con tagli lineari e indifferenziati, ma deve correlarsi alle prestazioni e alla qualità delle stesse, che devono essere misurati con livelli essenziali di prestazioni, livelli essenziali di assistenza e indicatori di fabbisogni standard …    La spese storica come criterio di finanziamento non è più ne ammissibile ne sostenibile.   

Conclusione
Queste considerazioni sono una conclusione   che non poteva raccogliere tutta la ricchezza delle proposte e delle considerazioni emerse. Mi scuso pertanto con chi non si sentisse compreso nelle sue intenzioni, ma questo è dovuto al dovere di sintesi.   
Sono certo che il nostro lavoro è stato utile sia per ognuno di noi e lo sarà per il lavoro che verrà svolto sul territorio dai Forum Regionali.
Le nostre organizzazioni sono fatte da persone che operano giorno per giorno per costruire un mondo più adeguato alle esigenze e ai bisogni che incontrano. Ed è proprio in nome dei tentativi di risposta che cerchiamo di dare,   che si apre il dialogo con le istituzioni pubbliche.
Sentiamo oggi prioritaria una grande domanda di libertà.   E' necessario liberare e valorizzare le risorse che possono innescare una nuova forte fase di sviluppo. Non una fase di nuova irresponsabilità finanziaria ma una fase in cui risorse economiche e strumenti fiscali e di spesa siano premianti per i soggetti che possono assicurare un impegno nella crescita umana, sociale ed economica del nostro paese.
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