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  L'ACCOMPAGNAMENTO DEI GIOVANI

Data di pubblicazione: Mercoledì, 4 Luglio 2012

FORUM REGIONALI / Forum Puglia :: L'ACCOMPAGNAMENTO DEI GIOVANI

Un percorso educativo consapevole

Dal “Messaggio del   Papa per la XLV Giornata Mondiale della Pace”:
“Essere attenti al mondo giovanile, saperlo ascoltare e valorizzare, non è solamente un’opportunità, ma un dovere primario di tutta la società, per la costruzione di un futuro di giustizia e di pace”.   

C’è bisogno, come ricorda il Papa, di un generale richiamo alla responsabilità del mondo adulto: quello degli educatori e anche quello del lavoro e dell’impresa.

FAMIGLIA
La famiglia è la più importante agenzia educativa per la formazione della personalità dell’individuo. E’ la prima e fondamentale struttura dell’“ecologia umana” grazie alla quale gli è possibile avvicinarsi alla verità su se stesso, sull’umanità, sul mondo, su Dio.
Assistiamo nell’ultimo decennio ad un cambiamento della famiglia, non solo nella sua composizione numerica, che è drasticamente ridotta, ma sono cambiati anche gli stili di vita e i rapporti tra coloro che fanno parte dello stesso nucleo familiare.
Dalla famiglia patriarcale,tradizionalmente intesa, si è poi passati - attraverso varie trasformazioni storiche - alla “famiglia nucleare” il cui stile di vita risulta fortemente influenzato dalla nuova organizzazione della società anche grazie all’emancipazione del lavoro femminile.
Basti pensare alla legge 1044   istitutiva degli Asili Nido Comunali nata dalla necessità   di interventi pubblici   in materia di assistenza alla primissima   infanzia.
La tendenza è, da una parte, verso una crescente individualizzazione e, dall’altra, verso la molteplicità delle diverse esperienze di relazione familiare. Di conseguenza è cambiata l’interiorità emozionale della famiglia. Oggi, più che in passato, le famiglie appaiono complesse, eterogenee e spesso in evoluzione e in via di trasformazione.
La famiglia reclama una protezione reale, concreta attraverso il soddisfacimento dei suoi bisogni primari. La famiglia va protetta e al tempo stesso “valorizzata” nella sua funzione primaria e innovativa di supporto sociale.
Il disagio, il malessere, le situazioni di sofferenza sono a volte l'espressione di un’esigenza di cambiamento, di rinnovamento; le trasformazioni che avvengono durante la crescita dei figli, soprattutto nel passaggio dall'infanzia all'adolescenza, coinvolgono la famiglia nella ricerca di nuovi equilibri e nuovi standard di comunicazione e relazione.
I bisogni   a cui lo stato del benessere non risponde adeguatamente con un’offerta di servizi di utilità sociale, attualmente trovano soddisfazione   in una pluralità di risposte, pubbliche e private, derivanti da atteggiamenti di cura e di solidarietà, informali e non solo “istituzionali” o professionali, che però, infine, si esprimono in forme organizzative tipo l’associazionismo, il mutuo aiuto, il volontariato, l’attivazione di reti, gli intrecci tra impegno volontario e professionale dell’aiuto.
Sono forme di mobilitazione civica, creativa e propositiva, derivanti anche dall’insoddisfazione   circa i disservizi dello Stato e le disuguaglianze nell’accesso ai servizi offerti dal mercato.
Una maggiore consapevolezza da parte degli utenti, insieme a sempre nuovi atteggiamenti di disponibilità verso il prossimo, sono fattori che portano a mettere in atto interventi non calati dall’alto come provvedimenti assistenziali.
                   Le associazioni di famiglie, con interventi di sostegno alla genitorialità, possono aiutare la società a elaborare un intervento sociale efficace. La dimensione relazionale della solidarietà familiare, trascende e confuta l'azione individualistica e frammentaria dei servizi.
            Si prenda come campo applicativo quello delle politiche familiari, l’approccio relazionale si differenzia sia da quelli che promuovono interventi su singoli individui, avulsi dalle relazioni familiari in cui sono inseriti, sia da quelli che ritengono che il bene comune delle famiglie sia erogabile solo per via istituzionale, riducendo le famiglie a meri utenti di prestazioni.
La prospettiva relazionale, al contrario, valorizza la capacità delle famiglie di produrre autonomamente il proprio benessere o riconosce che “le politiche sociali sono tanto più familiari quanto più operano con/sulle/per le relazioni familiari”.

EDUCAZIONE- ISTRUZIONE – FORMAZIONE
Il compito di educare le nuove generazioni ossia di introdurle alla realtà, non è compito solitario della famiglia ma di tutti i soggetti che nella società hanno il ruolo di “accompagnare” i giovani nella fantastica avventura che è la scoperta di se’ e del reale, quindi la scuola come seconda importante agenzia educativa.
Dunque non potrebbe esserci educazione che non entri nel merito anche delle scelte concrete, che riguardano l’istruzione,   sia nella didattica che nella politica scolastica; e d’altro canto parlare di istruzione senza porsi il problema educativo sarebbe ridurre tutto a un vacuo tecnicismo utopistico. Non si creerà mai un sistema talmente perfetto da rendere superfluo il rapporto educativo tra docente e studente.
La scuola è oggi chiamata a favorire l’esistenza di spazi e condizioni che integrano l’istruzione nell’educazione. L’istruzione diventa educazione quando chi apprende vede accrescere la coscienza che ha di se stesso e di tutto ciò che lo circonda.   In concreto, il processo della conoscenza avviene mediante il confronto personale con attività e saperi disciplinari che progressivamente aprono all’incontro con la realtà.

La società affida alla scuola la responsabilità di fornire ai giovani gli strumenti conoscitivi necessari per potersi orientare nel mondo. I due nuovi compiti che oggi la comunità civile chiede alla scuola di assumere sono la valorizzazione delle attitudini di ciascuno e l’orientamento al lavoro e all’università.
Il dialogo tra il mondo della scuola, quello dell’istruzione superiore, della formazione e dell’impresa può essere produttivo solo se al centro dell’interesse delle parti c’è il bene di ogni singola persona.
Come previsto nella Costituzione Italiana e così come accade nella maggior parte dei Paesi europei ed in gran parte dello scenario internazionale, lo Stato si limita a indicare le norme fondamentali dell’istruzione e i livelli essenziali degli apprendimenti; spetta poi agli istituti scolastici autonomi e agli insegnanti, in dialogo con le famiglie, il compito di tracciare i piani di studio, i curricula e il raccordo con il mondo del lavoro, secondo quelle che sono le realtà economiche e sociali   del territorio.
Negli organi di gestione della scuola, devono poter essere parte anche enti pubblici e privati, Fondazioni, associazioni di genitori o di cittadini, organizzazioni non profit, Enti locali, le imprese e qualsiasi altro soggetto che sia interessato all’educazione dei ragazzi; per garantire uno stretto collegamento della scuola con il mondo esterno economico e lavorativo. La scuola deve aprirsi all’esterno.

La legge italiana riconosce alle scuole, sulla carta, autonomia didattica e organizzativa, di ricerca, sperimentazione e sviluppo, ma non finanziaria. L’autonomia scolastica così concepita, deve essere completata, non tanto come mero passaggio di potere dallo Stato alle Regioni, bensì mediante la realizzazione di una vera sussidiarietà che sostenga a tutti i livelli i soggetti operanti nella società civile e ne valorizzi le risorse. In sostanza le famiglie – come richiama ancora Benedetto XVI – devono poter scegliere liberamente le strutture educative ritenute piu’ idonee per il bene dei propri figli (Messaggio del 1 gennaio 2012 per   la giornata mondiale della Giustizia e della Pace)   

Inoltre, la Legge 10 Marzo 2000, n. 62 “Norme per la parità scolastica e disposizioni sul diritto allo studio e all’istruzione” definisce il sistema nazionale di istruzione come costituito dalle scuole statali e dalle scuole paritarie e degli Enti locali.
Le scuole non statali, che svolgono un servizio pubblico, sono riconosciute parte essenziale del sistema nazionale di istruzione integrato.
Tuttavia la parità riconosciuta sul piano giuridico non è ancora divenuta parità economica. Nel nostro Paese non è pertanto garantita alle famiglie una effettiva libertà di scelta in ambito scolastico, con grave danno in particolare per quelle meno abbienti.
I genitori devono poter scegliere liberamente ed a pari condizioni economiche, fra le scuole del sistema nazionale di istruzione, statali o paritarie.
Nei confronti dei genitori che scelgono la scuola paritaria lo Stato intervenga mediante soluzioni opportune ed eventualmente diversificate: dal buono scuola/dote/quota capitaria alle varie forme di defiscalizzazione oppure, meglio ancora, attraverso la combinazione di tali strumenti.
In questo momento storico in cui si parla di risparmio della spesa pubblica, tornano utili alcuni studi fatti da ricercatori universitari (1) sulla questione della scelta delle famiglie fra scuola pubblica e quella privata/paritaria. Dai dati raccolti emerge che lo Stato risparmierebbe oltre 500 milioni di euro l’anno se aumentasse di 100 milioni i contributi alla scuola paritaria, consentendo a piu’ famiglie di sceglierla. In quanto il costo pro capite per la formazione di un giovane nella scuola pubblica è notevolmente superiore al costo che lo Stato sosterebbe se desse il contributo alla scuola paritaria per formare lo stesso giovane.

Stessa necessità di complementarietà è necessaria fra i diversi livelli di istruzione scolastica e la formazione professionale.
L’alternanza scuola –lavoro di cui sempre più spesso si parla diventa fondamentale, in quanto l’esperienza lavorativa stimola lo studio e lo arricchisce di contenuti, così come lo studio viene approfondito attraverso l’esperienza concreta che si fa sul lavoro. Deve essere del tutto superata la successione temporale “prima il percorso educativo e poi l’impegno lavorativo” .

ORIENTAMENTO AL   LAVORO/ INSERIMENTO NEL MERCATO DEL LAVORO
Un paese che si vuole assicurare un futuro deve investire soprattutto sulla possibilità che i giovani entrino nel sistema produttivo.
Il Rapporto Censis 2011 evidenzia che chi soffre di piu’ per la crisi sono gli under 35. Un giovane su quattro fra i 15 e i 29 anni non studia, né lavora.
La si definisce la “generazione dei Neet”, un acronimo inglese che sta per Not in Education, Employment or Training" , non sono iscritti a scuola né all'università, non lavorano e nemmeno seguono corsi di formazione o aggiornamento professionale. Sono oltre 2 milioni, il 20% circa,   un numero preoccupante. Buona parte sono donne e ragazzi del Sud Italia. Ci sono i giovanissimi che hanno terminato la scuola dell'obbligo e lavorano in nero, ed è un fenomeno particolarmente importante al Sud; ci sono i demotivati, coloro i quali cioè hanno smesso di cercare un impiego perché non sono riusciti a entrare dopo aver conseguito il titolo di studio nel mercato del lavoro; e poi ci sono i laureati che hanno acquisito competenze non in linea con le necessità di professionalità delle imprese.

Ne deriva la necessità di un sistema strutturato e capillare di   servizi di orientamento dei giovani alle professioni del futuro, passando per la formazione. Un orientamento a monte e a valle del percorso educativo.
Un’ orientamento efficace ha bisogno di un sistema che renda facilmente fruibili informazioni dettagliate sia sui profili professionali che il mercato cerca sia sui percorsi professionali da intraprendere. Anche perché nel mercato del lavoro l’obsolescenza è passata da 40 anni a 5 anni: in 5 anni cambiano completamente le conoscenze e le tecniche che si devono utilizzare, nascono nuove specializzazioni e alcune conoscenze non bastano piu’. E’ necessario un aggiornamento continuo.

    Importanti sono anche i tentativi di soggetti privati (Associazioni di Imprese , soggetti no profit), di realizzare luoghi di incontro, laboratori e fucine di idee per lo sviluppo della persona. Dove ragazzi (da 15enni a 30 enni)   che abbiano il desiderio di mettersi alla prova e di scommettere su un’idea o un’intuizione possano confrontarsi con adulti che mettendo a disposizione la loro esperienza e professionalità accompagnino i ragazzi in un percorso di costruzione di un vero e proprio progetto che potrebbe diventare anche opportunità di lavoro, di autoimpiego. Spazi fisici al cui interno i giovani possano confrontarsi tra loro; possono incontrare imprenditori, rappresentanti del non profit e della pubblica amministrazione; possono essere assistiti, orientati e supportati nella definizione e sviluppo di un’idea, nella conoscenza dei meccanismi del mercato del lavoro.
    Interessante sarebbe definire forme di sostegno ad iniziative imprenditoriali di giovani che definiscono percorsi di innovazione tecnologica e di internazionalizzazione nel settore dell'agroalimentare per migliorare ed   esportare il patrimonio di prodotti alimentari tipici e di qualità prodotti del nostro territorio.
    Si deve inoltre lavorare al superamento dei pregiudizi che ci sono da parte dei giovani verso il lavoro manuale. Tale pregiudizio crea di fatto un divario fra domanda e offerta di lavoro. Le aziende hanno difficoltà nel reperire le figure tecnico professionali di cui necessitano.
In tale direzione va la recente riforma della normativa sull’apprendistato, che richiama ad una forma antica di accompagnamento del giovane a formarsi in una professione. Contratto privilegiato di accesso dei giovani al mercato del lavoro che coniuga costo e flessibilità con obiettivi di qualificazione e stabilizzazione.
    L’apprendistato deve permettere a un giovane di entrare in un’azienda e fare un’esperienza positiva del lavoro, crescere umanamente e professionalmente e inserirsi nel mondo del lavoro dopo aver acquisito competenze reali certificabili.
Per questo si auspica che le Regioni regolamentino il prima possibile tale materia e incentivino l’occupazione giovanile, come urgono interventi a sostegno del processo di stabilizzazione del lavoro flessibile che ha la connotazione di lavoro precario e che sta coinvolgendo migliaia di giovani.
Le imprese che diventano luoghi di formazione ed educazione per i giovani, devono in questa responsabilità essere sostenute.
Particolare attenzione va rivolta a tutto il tema del reinserimento di quanti sono stati espulsi o sono nella platea di quanti usufruiscono degli ammortizzatori sociali, favorendo il reinserimento e la formazione, ma con l’occhio rivolto al sostegno al reddito.

Note: (1) “Scegliere la scuola:orientamenti e caratteristiche dei genitori” Agasisti (Politecnico di Milano) – Ribolzi (Università di Genova)
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