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La Buona Politica per tornare a crescere

Sei in:   RASSEGNA STAMPA (47)

  Cattolici al bivio per ripartire

Data di pubblicazione: Martedì, 26 Giugno 2012

RASSEGNA STAMPA :: Cattolici al bivio per ripartire

Di Domenico Delle Foglie per "La Gazzetta del Mezzogiorno" del 26/06/2012

Fra "l’irrilevanza dei cattolici" denunciata da Galli della Loggia sulle colonne del “Corriere della Sera” e la prospettiva di un partito dei cattolici, c’è di mezzo il mare. Lo sanno tutti.
Lo sa per primo il Forum del lavoro che ha organizzato Todi1 nell’ottobre scorso. Dopo aver lanciato il Manifesto della “buona politica per tornare a crescere”, si prepara all’appuntamento autunnale di Todi2, nel quale certamente verranno affrontati, senza veli, i temi della partecipazione dei cattolici alla vita pubblica e della loro rappresentanza politica.
Lo sanno le varie anime di quell’arcipelago vasto che è il popolo dei moderati italiani.
Lo sa perfettamente Angelino Alfano, con il suo Pdl ansimante.
Lui è ben consapevole che ai tanti cattolici moderati non si può riproporre Silvio Berlusconi con i tutti i suoi tic e non si può continuare a blandirli con l’assicurazione di un’adesione puramente formale alla difesa dei valori (vita, famiglia, libertà di pensare-credere-educare) cosiddetti “non ne goziabili”, nella dizione dell’allora cardinale Ratzinger.
Lo sa certamente Pierferdinando Casini con la sua Udc, l’unico partito che ha ancora nello statuto un riferimento preciso alle radici cristiane e alla Dottrina sociale della Chiesa. Eppure, è preoccupato di lanciare segnali (sempre in u n’intervista al Corrierone) a Bersani, definito “l’unico interlocutore serio” con il quale sembra disposto a costruire un asse progressisti-moderati. Nella prospettiva, par di capire, di una legislatura di decantazione che possa poi portare in dote al Paese un bipolarismo più maturo, con due riformismi: uno di stampo moderato (popolare ed europeo) e un altro di matrice progressista (socialista e repubblicano).
Completando, così, la normalizzazione italiana nel consesso dell’Europa bipolare.
Lo sa anche Pierluigi Bersani che, non a caso, ha provato a disinnescare la questione cattolica attraverso il Comitato per i temi etici che ha finalmente affrontato, in una chiave non ideologica, le questioni legate ai valori della vita e della famiglia, con alcuni “no” molto chiari all’eutanasia e al matrimonio gay.
Ma Bersani sa anche che potrebbe non bastare per rasserenare i rapporti con i cattolici moderati, anche perché pressato dai “suoi” laicisti e da Sel, alleato sempre scalpitante.
A questo punto la domanda sul “par tito c at t o l i c o ” si pone sotto un’ottica diversa. Ad esempio, tutti sono preoccupati sul dove andranno a collocarsi i voti dell’elettorato moderato di ispirazione cattolica che oggi ingrossa il primo partito italiano, ovvero quello dell’astensione. Un partito che ha ormai raggiunto, secondo i più recenti sondaggi, il 50% del corpo elettorale. Il problema è molto serio perché la percentuale dei cattolici astensionisti è ancora di gran lunga superiore a quella media dei cittadini italiani. Dunque, chiunque voglia governare ha bisogno di recuperare quei voti. Considerato che lo zoccolo duro dell’astensionismo in Italia è ormai ancorato al 25 per cento, restano effettivamente contendibili altri venticinque voti su cento, in gran parte moderati e cattolici. Comunque, un esercito in grado di condizionare davvero la scena politica italiana. E tutti capiscono bene che è su quel voto popolare che sta facendo i suoi calcoli Silvio Berlusconi, il grande ammaliatore.
Proprio queste considerazioni danno fiato alle speranze di quanti immaginano la nascita di un nuovo soggetto politico identitario e non confessionale che possa intercettare quei voti.
Un partito cattolico forse no. Ma un soggetto nuovo capace di rappresentare questo mondo operoso e vitale, stanco del bipolarismo selvaggio, pronto a fare sacrifici in vista del bene comune, attento alla dimensione della legalità come della libertà, desideroso di veder nascere gli Stati Uniti d’Europa, disponibile ad abbattere le barriere fra imprenditori e lavoratori per costruire un’economia sociale di mercato, convinto di dover fare la propria parte purché lo Stato favorisca la famiglia che educa e cura, intenzionato a costruire una nuova cultura politica e a selezionare una classe dirigente all’altezza della sfida… Sì, un soggetto così fatto, forse un movimento, potrebbe intercettare il voto dei cattolici.
Forse da Todi2 verrà una scelta. Ancora una volta, così come è già capitato dopo il crollo della Democrazia Cristiana, i cattolici si trovano dinanzi a un bivio: fare politica in prima persona o rifluire nel prepolitico, magari rinnovando la scelta del radicamento sociale che già oggi li premia. Magari anche accogliendo la suggestione offerta da Stefano Zamagni che vede il futuro del cattolicesimo politico italiano nella dimensione civile. “Sono tre le sfere – sostiene il sociologo cattolico – che reggono la società: il pubblico, il privato e il civile. E il civile serve a tenere la coesione”. Lui i cattolici li vede lì, in quella terra di mezzo, dove magari incidere attraverso mille sedi di “democrazia deliberativa ”che fronteggerebbero l’antipolitica in tutte le sue forme. Grillismo compreso.
Dunque, un po’ di pazienza. Qualcosa di nuovo a Todi, comunque, nascerà.

Domenico Delle Foglie
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